Sep 5, 2004
Categoria: Generali

Leggi l'articolo tratto da "L’INSTALLATORE ITALIANO" – La rivista degli impianti tecnici 54° anno di edizione” numero 3 MARZO 2003.

Sep 5, 2004

L'impianto del Residence dei Fiori - Laigueglia SV


Leggi l'articolo tratto da "L’INSTALLATORE ITALIANO" – La rivista degli impianti tecnici 54° anno di edizione” numero 3 MARZO 2003.

Categoria: Generali
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Articolo tratto da "L’INSTALLATORE ITALIANO" – La rivista degli impianti tecnici 54° anno di edizione” numero 3 MARZO 2003.

 

Committenza esigente e competente, edificio storico in zona ambientale, seconde case di lusso, utilizzo intermittente e imprevedibile, salsedine e sabbia ovunque, scarsità d’acqua potabile d’estate, problemi di emissioni sonore. Ecco le principali difficoltà affrontate nella realizzazione di un impianto di raffrescamento estivo basato su macchine autonome nella ristrutturazione di un edificio destinato a case per vacanze sul fronte a mare di Laigueglia (SV).

di Mario Battistrada

architetto, Studio Battistrada e Gazzolo Associati

mario.battistrada@bg-genova.it

 

Negli interventi sul patrimonio edilizio esistente, specie se si tratta di edifici di pregio posizionati nei centri storici, occorre acquisire una grande sensibilità anche nella progettazione di tutte le componenti impiantistiche che devono essere inserite in strutture nate e cresciute senza tener conto di tali presenze. In queste situazioni diventa già complesso l’inserimento dei più semplici impianti di riscaldamento, anche perché le normative sulla sicurezza si applicano, fortunatamente, senza eccezioni per il costruito. Inoltre spesso ci si trova in condizioni di estrema densità edilizia in cui la sola presenta di un torrino motorizzato di estrazione diventa causa di più che giustificate lamentele da parte di chi ha conquistato la quiete di un attico, magari salendo 100 e più gradini a piedi. Il progetto di impianti di condizionamento o di semplice raffrescamento diventa dunque argomento da prendere assolutamente sul serio quando si tratta di edifici esistenti in centri storici. Se poi si tratta di seconde case (d’ora in poi case per vacanze), con utilizzo assolutamente imprevedibile, e si ha la pretesa di realizzare in un edificio 39 impianti autonomi inseriti in appartamenti, assolutamente regolari, ma dalle superfici esattamente coincidenti con i minimi consentiti dalla legge, senza che nulla si veda all’esterno o possa arrecare fastidio ai confinanti, la questione si complica non poco.

DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO

A Laigueglia, tra Alassio e Capo Mele, nell’estremità di ponente della provincia di Savona, un intero condominio è stato rilevato da una società (Immobiliare Laigueglia s.r.l. - Laigueglia, SV) per ristrutturarlo completamente. L’edificio consta di sei livelli fuori terra, oltre a un piano interrato. Il fronte principale affaccia sulla passeggiata a mare esposta ad est, mentre il fronte verso l’interno affaccia su una piazza tangente al percorso pedonale principale. La struttura portante è mista, con prevalenza di muratura portante in pietra. Il tetto in cemento armato è coperto con il tipico manto in lastre di ardesia da 8 mm alla genovese con triplice sovrapposizione.

Si sono ricavati 39 appartamenti situati in posizione privilegiata in piena zona pedonale, al centro del tipico "budello" (la strada principale dei borghi liguri sviluppati in età medievale sulla strada consolare Aurelia), appoggiati sull’arenile dolcemente degradante in mare. La posizione e la destinazione a case per vacanze hanno consigliato una finitura esclusiva per gli appartamenti, per le parti comuni e per le facciate che saranno decorata a "trompe l’oeil" secondo la tradizione ligure delle facciate dipinte a uniti rilievi.

 

GENESI E DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO

L’impianto di raffrescamento, oltre a fare ormai parte della "dotazione di serie" di abitazioni di un certo livello, si è reso necessario per sopperire alla mancanza di ventilazione naturale dovuta alle caratteristiche delle piccole unità (bilocali e trilocali) quasi tutte a un unico affaccio e quindi prive di un adeguato riscontro d’aria. Una volta stabilita la necessità di realizzare un impianto di raffrescamento è immediatamente sorta una serie di problemi dovuti alle caratteristiche dell’edificio, all’ubicazione e alla particolare destinazione delle abitazioni, nonché alle molte e precise richieste della committenza. Data la posizione, risultava difficile pensare a un impianto centralizzato che prevedesse la presenza di grosse macchine esterne. Era infatti impossibile ricavare spazi per collocare eventuali gruppi sul tetto (la parte commercialmente più pregiata e con vista sul Golfo di Alassio), né si poteva pensare di installarli nei fondi: troppo angusti, difficilmente accessibili e sottoposti a rischio allagamenti (non solo di acqua dolce ma anche salata!).

Ugualmente difficile sarebbe stato dotare tutte le unità di impianti autonomi a espansione diretta, con problemi irresolubili di inserimento delle matocondensanti sulle facciate e di durata delle apparecchiature, esposte alla corrosione della salsedine (le mareggiate d’inverno spingono le onde fino alla baso dell’edificio) e all’azione abrasiva della finissima sabbia della spiaggia, trascinata dal vento ad altezze insospettabili. Altro fattore determinante nella scelta della tipologia di impianto è stata la grande difficoltà di accesso per la manutenzione ai locali interni agli appartamenti: trattandosi di case per vacanze, è molto difficile trovare i proprietari nell’alloggio per eseguire le operazioni di regolare manutenzione necessarie al buon funzionamento di ogni impianto.

Inoltre, trattandosi di appartamenti occupati saltuariamente e comunque utilizzati con orari casuali e non prevedibili da persone con usi e abitudini differenziate, sarebbe stato molto difficile realizzare la regolazione di un grande impianto capace di funzionare, con costi accettabili, anche con una richiesta minima di potenza (al limite un solo utente).

A favore di un impianto frazionato in unità singole "spingeva" anche la richiesta, avanzata dalla committenza, di prevedere costi di manutenzione e di esercizio delle parti condominiali che fossero non solo contenuti, ma soprattutto documentabili con certezza.

Sembrava dunque che la soluzione ottimale potesse essere individuata in piccoli gruppi autonomi raffreddati ad acqua, ma la limitata disponibilità della rete idrica comunale nei periodo estivo sconsigliava l’utilizzo con acqua potabile a perdere.

Il fascino romantico e la curiosità professionale nel realizzare un impianto particolare, che consentisse di raffreddare e riscaldare un edificio adagiato sull’arenile sfruttando la riserva termica costituita dal Mar Ligure ci ha rapito per qualche momento, fino a che le complessità tecniche realizzative - e soprattutto manutentive - non ci hanno bruscamente disilluso e fatto tornare alla realtà.

Non poteva nemmeno essere presa in considerazione una torre evaporativa, da collocare all’interno dell’edificio, per la necessità di una frequente manutenzione.

Inoltre gli spazi tecnici riservati alle apparecchiature all’interno degli appartamenti hanno praticamente limitato la scelta, dopo aver esaminato tutta le produzione disponibile sul mercato italiano, a un prodotto di taglia ridotta (in due grandezze 3,5 e 4,5 kW termici), che presenta ingombri in altezza esigui (sali 350 mm) e che fosse possibile installare nel controsoffitto degli ingressini.

Le unità selezionate sono molto compatte e ottimamente insonorizzate. Il compressore, rotativo di tipo scroll, è sigillato dal vano del ventilatore centrifugo mediante una spessa paratia metallica, rivestita da uno spesso strato di materiale fonoassorbente così come tutti gli sportellini di ispezione.

Tramite brevi tratti di canali flessibili, preisolati e insonorizzati con silenziatori cilindrici, l’aria viene distribuita nei locali con bocchette e serrande regolabili poste, di norma, sopra le porte.

La ripresa dell’aria viene effettuata dal locale verso l’ingrassino attraverso una sagomatura del bordo inferiore delle porte eseguita su disegno. Il calore sottratto agli appartamenti dalle singole macchine viene smaltito da un impianto condominiale in cui circola acqua glicolata realizzata in tubi zincati non rivestiti. Un anello ad ogni piano raccoglie le singole utenze e le porta sul collettore principale verticale, posizionato in un cavedio tecnico baricentrico posto a fianco dell’ascensore. Alla base del circuito, al piano fondi, è posizionato il gruppo dei circolatori, azionati a inverter per adattarsi alle necessità di carico fortemente differenziate a seconda delle utenze. Particolare attenzione è stata dedicata all’isolamento delle pompe dalle tubazioni mediante appositi giunti antivibranti.

Risolto il problema delle unità interne rimaneva quello dello smaltimento del calore allontanato dal circuito condominiale. Un raffreddatore di liquido restava l’unica soluzione che potesse soddisfare gli innumerevoli requisiti imposti: il posizionamento di un’apparecchiatura così voluminosa e che necessitasse di aerazione non poteva che essere pensato sul tetto. Dopo un’attenta disamina di tutte la macchine presenti sul mercato, si è optato per un modello particolarmente silenzioso, fortunosamente inseribile (per pochissimi centimetri) nel piccolissimo terrazzino, preesistente e immodificabile per imprescindibili vincoli ambientali, in sommità del tetto a copertura del vano di corsa dell’ascensore. La scelta di un’apparecchiatura poco rumorosa in origine è stata poi esaltata dall’adozione del controllo simultaneo a inverter dei quattro ventilatori (a loro volta caratterizzati da una girante con pale a curvatura tridimensionale pressofusa insieme al rotore del motore!): il numero dei giri dei ventilatori cresce in continuo al variare della richiesta di smaltimento di calore, nella certezza che la contemporaneità piena non sarà praticamente mai nemmeno lontanamente sfiorata, come pura il massimo dei giri (650 g/min) e della rumorosità.

Particolare attenzione si è posta nell’isolare la macchina: è stato previsto un montaggio elastico rispetto alle tubazioni con appositi giunti e un appoggio su antivibranti a molla, adeguatamente dimensionati, per non trasmettere rumore e vibrazioni al solaio sottostante.

 

REALIZZAZIONE DELL’IMPIANTO

Una volta impostata correttamente la progettazione il cantiere non ha dato problemi di rilievo. L’impianto, come abbiamo detto, fornisce il solo raffrescamento attraverso apparecchiature monoblocco canalizzabili, interne agli appartamenti, raffreddate con un circuito chiuso ad acqua glicolata con raffreddatore di liquido posto sul tetto. La realizzazione dell’impianto condominiale di circolazione ha dovuto essere seguita "da vicino" per impedire che alcuni passaggi aerei interferissero con la successiva realizzazione dei controsoffitti voltati.

Le unità interne hanno dovuto essere posizionate con il calibro per l’esiguità degli spazi di manovra, ma sono entrate tutte dove previsto. Qualche difficoltà in più si è presentata nel montaggio dei canali, dove gli installatori (C.M.R. Centro Manutenzione Riscaldamento) si sono esibiti in veri e propri virtuosismi contorsionistici.

Il dry-cooler è stato prima alleggerito di tutte le parti smontabili per rientrare nel peso sollevabile dalla piccola gru edile installata nel cantiere. Poi è stato "imbragato" per mezzo di un telaio rigido che ne impedisse pericolose torsioni nel sollevamento e infine calato nel terrazzino sul colmo del tetto. Il controsoffitto dell’ingressino, che funziona anche da plenum di ripresa, è stato reso interamente ispezionabile mediante un grosso portello realizzato su misura in MDF e poi laccato, che si apre verso il basso per circa 90°. L’anta è stata motorizzata per facilitarne le operazioni di apertura e di chiusura viste le generose dimensioni e il peso. La ripresa dell’aria viene effettuata attraverso uno scuretto su tutto il perimetro dell’anta apribile. Tutto il vano tecnico è stato insonorizzato con materiale fonoimpedente e fonoassorbente per garantire la massima silenziosità di funzionamento.

Installata una macchina nell’appartamento campione (collegata provvisoriamente alla rete idrica), si è proceduto in successivi affinamenti del livello di isolamento acustico del portello prima con interventi sul percorso dell’aria di ripresa sul perimetro, poi con l’inserimento di spessori crescenti di isolanti acustici in strati di polistirene reticolato con interposta lamina di piombo, e infine procedendo al completo rivestimento di tutto il vano con materiale similare. Nell’ultima prova, effettuata in presenza della committenza, per riuscire a sentire l’accensione del compressore (con il ventilatore regolato sulla velocità più bassa) ci si è dovuti aiutare "guardando" il calo di tensione di una lampadina accesa allo spunto del motore…

L’impianto così realizzato presenta innegabili vantaggi nell’utilizzo tipico cui è destinato. Infatti l’utente della casa per vacanze avrà la possibilità di gestire in modo completamente autonomo i periodi di accensione, i relativi orari, la regolazione e la manutenzione dell’unità interna. Al condominio dovrà corrispondere soltanto una piccola quota per la gestione e la manutenzione dell’impianto di circolazione dell’acqua di raffreddamento, evitando così ogni dubbio sulla correttezza della ripartizione del costo del raffrescamento e avendone soprattutto il completo controllo.